Notturna in solitario a bordo di Amelie

Storie di MarePorto a casa due targhe che mi ricorderanno la mia prima regata in solitario, bellissima, faticosa, emozionante, dura. Ecco il racconto del vincitore

 

Ho deciso sin da subito di farla in solitario, la mia prima regata in notturna in solitario. Distanza giusta, campo di regata conosciuto. L’ideale. E allora sono partito così, da solo, anzi, con Amelie 554. Tutti gli altri in equipaggio.
Partenza alle 20.00 a manetta. La linea, già orientata a sud, consente di issare spi immediatamente e, trovato un corridoio d’aria (il vento era leggerissimo), mi ritrovo dopo appena mezz’ora con un miglio di distacco su tutta la flotta. A quel punto il primo guaio. Tento di mollare un cm di bompresso e stupidamente non lo passo sul winch. Risultato, il bompresso si chiude. Perdo un sacco di tempo, provo a non ammainare ma faccio peggio, mi agito, perdo anche la tack che cade in mare e non arrivando a prenderla con il mezzo marinaio sono costretto a legarmi per andarla a recuperare. Alla fine lo rimetto dritto, mi guardo intorno e mi accorgo di essere ultimo!
Agitato e affranto mi metto subito al timone ma niente, la barca non cammina, non so perché ma navigo più orzato degli altri di 20/30 gradi, non riesco a scendere. Strambo, niente, peggio ancora… strambo di nuovo e decido di navigare così, orzatissimo rispetto alla flotta. Penso e ripenso a come sono stato cretino a non passare la scotta sul winch. Poi guardo il gps, mancano più di 50 miglia all’arrivo, ho tutto il tempo che voglio per recuperare. Mi calmo.
Dopo un po’ mi ritrovo a pochi metri dal mio amico Pek, che stanotte ha mollato il suo mini per fare da skipper su un 40 piedi, chiedo acqua, scambiamo due battute, passo.
Intorno alle 23.00, e dopo vari cambi vela chiamo la flotta: “flotta mini, flotta mini da Amelie, comunicate rotta, velocità e distanza dal waypoint”. Comunicano, non ci credo, sono davanti. Elima, uno dei mini, non risponde e penso che sia davanti a me e non voglia dirlo, ma era stato l’ultimo a superarmi. Non mi torna. forse l’ho superato, forse no. Dopo un po’ risponde. Stupendo, sono il primo dei mini.
Mi rilasso un po’ e inizio a pensare che la regata è lunga, che siamo ancora all’inizio, che ho visto come può cambiare tutto… che è bene iniziare a riposare. Il vento è leggero ma la barca adesso cammina ed è abbastanza in rotta, non so quanto durerà. Decido… dormirò quando la barca cammina e starò al timone nei momenti di calo del vento.
I primi sonnellini li faccio in pozzetto, materassino decatlon da campeggio e sacco a pelo, pilota in modalità bussola, siamo troppo vicini a terra. Federico Cuciuc insegna… tutte le volte che il vento cala e la barca si ferma mi sveglio subito – o almeno credo – e allora timone e/o cambio vela (un’infinità di cambi vela). In realtà non pare di aver recuperato così tanto, sarà che è notte, che la flotta si è sparpagliata e non capisco bene quante barche abbia davanti e quante dietro. Poi, alle 4.00, arrivo al primo waypoint. Lì capisco di essere messo bene, solo quattro barche prima di me hanno comunicato via radio il passaggio, tutte molto più grandi di Amelie. Ok, ci siamo! A quel punto dovrei puntare Capraia per rotta diretta ma non lo faccio, è notte e c’è la termica da terra, scendo ancora sotto costa fino a Livorno e all’alba, quando la temperatura tra terra e mare si equivale e la termica si dissolve, punto Capraia. Pensavo fosse facile, ma mi ritrovo troppo a ridosso del canale utilizzato dalle navi per entrare nel porto di Livorno. Una, due, la terza mi fa perdere un sacco di tempo e quando decido di passare lei che fa? Accelera e ci passo a meno di 100 metri! Passata, via libera, entra il maestrale, su il code, orzo e punto Capraia. Sono quello più a sud della flotta. Sono stato più sottocosta per la termica e per prendere poi il maestrale con un angolo più stretto, 70 gradi circa, chi è più a nord scende sotto spi ma ha meno apparente di me. Il vento non supera i 3/4 nodi ed io, invece, con quei gradi e quella vela, faccio più della velocità del vento. Rimonto e risalgo sempre di più fino a quando mi ritrovo davanti ad un gruppo nutritissimo… poi li stacco. Questa parte della regata in realtà è abbastanza riposante, mangio e dormo molto… 20 minuti, sveglia, controlli, 20 minuti e via per circa quattro ore. Sento che il vantaggio è abbastanza consolidato, ma non riesco mai a liberarmi definitivamente di Baldriga 808, il mini con a bordo Luciano e Mattia che mi tallonano a non più di un miglio. Piano piano, però, il mio vantaggio aumenta e mi rendo conto di essere davvero in una buona posizione rispetto a tutta la flotta.
Arrivo in Capraia a 300 metri dalla linea ormai di bolina. Lì ho la conferma di aver fatto bene perché vedo davanti a me My Fin, una barca che so essere molto forte (vincitore in overall alla scorsa edizione) e soprattutto molto più grande di Amelie.
Ma non è finita invece, il vento cala, di brutto, e gira di qualche grado al traverso, mi fermo e rimonta come una furia un avversario alle mie spalle. È Tricheco, la barca che aveva passato pochi metri dietro di me il primo waypoint. Con l’ultima forza delle mani, che mi fanno male da morire per i tanti cambi vela, isso di nuovo il code, ammaino il fiocco e riparto, taglio la linea. Tricheco è dietro. È finita, dopo 20 ore di regata è finita.
Primo tra i mini, e questo lo sapevo… ma in classifica generale come sarò messo?
Lo capisco alla premiazione.
Classe mini, Amelie primo classificato (e si sapeva appunto)
Classe regata, My Fin terzo classificato -inizio a crederci-, Tricheco secondo classificato… è fatta, primo posto anche qui!
Porto a casa due targhe che mi ricorderanno la mia prima regata in solitario, bellissima, faticosa, emozionante, dura.
La notte dormo in barca, questa volta al sicuro, in porto. Le mani mi fanno ancora molto male, ho difficoltà anche a tenere lo spazzolino da denti in una e la bottiglietta d’acqua che fa da rubinetto nell’altra.
Mi addormento, con un leggero sorriso. Penso… “ognuno ha i propri oceani”. Immagino.

Andrea Di Giuliomaria

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